Lo spettacolo della forza ci pervade, ma non tutto il mondo è consegnato alla logica dei rapporti di forza. In una società sempre più segnata dalla presenza femminile, sotto il cielo della politica c'è dell'altro, che la cultura laica stenta a vedere e che possiamo vedere solo sottraendo lo sguardo alla seduzione della forza. E' da qui che comincia un altro mondo possibile.
Lo spettacolo della forza è letteralmente impressionante e qualche volta spaventoso: si imprime a tutti i livelli, fino ai nervi e ai muscoli. La legge del più forte, quando la vediamo all'opera, ci entra nella mente e sbaraglia i ragionamenti. C'è poco da fare. Ma, forse, c'è da dire almeno una cosa e cioè che questo vale più per gli uomini che per le donne. Lo dico sapendo di andare vicina ad uno stereotipo sessista che personalmente detesto. Lo dico lo stesso, per uno scopo molto preciso e cioè che si cominci a fare un qualche uso pensante delle nostre differenze. Nel tremendo frangente storico in cui ci troviamo, tutte e tutti siamo impressionati dallo spettacolo della forza che schiaccia gli inermi, e moralmente abbattuti dal trionfo della legge del più forte. Ma questo non vuol dire che tutti facciamo il passo ulteriore (e a mio giudizio, catastrofico) di prendere la legge del più forte come criterio politico definitivo, al quale si potrebbe opporre unicamente l'utopia di un mondo pacificato, in cui il lupo e l'agnello bevono alla stessa fonte. No. Ci sono alcuni e, fra le donne, molte, che conoscono l'esistenza di un altro passaggio.
Un esempio del contrasto di posizione fra donne e uomini, lo dà lo scambio tra Ida Dominijanni e Mario Tronti, Che fare dell'Occidente (il manifesto di venerdì 11 aprile). C'è un punto in cui lo scambio si arresta e «lei» dice: «Non sono d'accordo». Non è d'accordo che lo strapotere Usa possa e debba essere fermato solo con l'uso di un potere uguale e contrario, non è d'accordo che tutto il resto che abbiamo visto in queste settimane (manifestazioni, bandiere, mobilitazione mondiale) sia da considerare impotente e già sconfitto. Ecco, se in quel punto d'arresto anche «lui» si fosse fermato e avesse ascoltato l'altra, avrebbe visto davanti a sé una persona che non era tutta invasa dalla legge del più forte, e lo scambio fra i due poteva ripartire di nuovo, in un orizzonte più grande, non più interamente occupato dalla logica dei rapporti di forza. Tu, gli chiede alla fine lei, dovendo appellarti a una figura filosofica della filosofia occidentale, chi sceglieresti? Risposta: per superare questa frattura - tra lavoro sporco della guerra, leggi Usa, e il lusso della pace, leggi Europa, tra guerra e politica - tanto vale ripartire da Hegel.