La politica del desiderio

LA SIGNORA DEL GIOCO

 

Lia Cigarini, 

una signora del gioco


Protagonista del pensiero della differenza italiano, se ne va a 89 anni

IDA DOMINIJANNI


II Da alcuni anni in qua, alle piccole e deliziose ossessioni che la caratterizzavano Lia Cigarini aveva aggiunto l’invito ricorrente a scrivere autobiografie femministe. Altrimenti, diceva, poco o niente resterà di noi, salvo un pensiero astratto consegnato a una saggistica per poche, laddove solo la narrativa può restituire a tante i mille piani, i colori e i sapori di quella straordinaria avventura esistenziale e politica, personale e collettiva che abbiamo avuto la fortuna di vivere e che va sotto il nome approssimativo di «femminismo».

LEI STESSA si doleva di aver raccontato molto di sé, e del rapporto fra dimensione del sé e dimensione della politica e della storia, nei primi anni del movimento, e troppo poco in seguito. Aveva ragione, come sempre del resto. Infatti come restituire, oggi che lei se n’è andata senza lasciarci un’autobiografia, i mille piani della sua vita? Come scrivere l’essenziale che lei non affidava alla scrittura, bensì allo scambio di parola faccia a faccia, alle relazioni in carne e ossa, al realismo della pratica? Come descrivere la sua figura asciutta ed elegante, il sorriso aperto e ironico, la sigaretta che chiudeva ogni pasto prima della frutta quando lei si alzava dal tavolo e si sdraiava su un divano? E come dire della sua grandezza politica, di quella sua aura che per tante di noi ha fatto da bussola per decenni, in un mondo senza bussole e pieno di idoli senz’aura? Meglio seguire la scia luminosa dei ricordi.

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