La Liberazione

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Anna Maria Mozzoni
La liberazione della donna 

''Ora che cosa si sarà guadagnato, domando io, a quei socialisti che aspettano la redenzione della donna dalla pura e semplice risoluzione della questione economica?
Che cosa si sarà guadagnato da lei in dignità, in moralità, in giustizia, in indipendenza, come valore sociale?
Ridivenuta ella un non valore, ed una parassita, gli uomini del domani, non capiranno piú neppur quello che capiscono oggi, in cui essi vedono la donna lavorare dapertutto,
e rappresentare una immensa parte della ricchezza sociale. Chi vorrà piú che la donna abbia voce negli interessi generali?
Chi le affiderà piú un mandato politico, giuridico od amministrativo?
Come potrà ella piú rimuovere da sé quella oltraggiosa taccia d'imbecillità sotto la quale soccombe dalla remota tradizione romana?
No, voi non avrete risoluto la questione - l'avrete scapezzata e sepolta per altri secoli. Ora dunque che fare?

-Eccolo. Le acque del fiume non dilagano se non dopo che le onde ne hanno scalzato a lungo i margini e le dighe.
- Il vulcano non erutta, se non dopo che i gas interni hanno compiuto un lungo lavoro di condensamento mettendo in fuga l'aria da ogni fessolino e da ogni speco.
Non altrimenti, le trasformazioni sociali non avvengono, se non quando siano state lungamente maturate nelle menti e nelle coscienze,
e ne siano messe in fuga tutte le idee e pregiudizii incompatibili col nuovo ordine di cose che si vuole attuare.
Ora questo non è, purtroppo, ancora, l'ambiente nel quale si svolge l'organizzazione operaia''

 

 

 

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