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- domenica 08/03/2026 -
Carla Lonzi, quella parola inconsumabile
Carla Lonzi, quella parola inconsumabile
di Alessandra Pigliaru

ITINERARI CRITICI Un percorso di saggi recenti ripercorre la vita e i testi della femminista autrice di «Sputiamo su Hegel». A proposito dei volumi di Annarosa Buttarelli, Linda Bertelli, Marta Equi Pierazzini e Silvia Cucchi

«E su questo vuoto, che era me stessa, potevo finalmente ascoltare la mia voce interiore. Una volta respinte tutte quelle autorità da cui si può essere tentati di trarre la propria identità». In una intervista di Michèle Causse datata 1976, ora inserita in È già politica a cura di Maria Grazia Chinese, Carla Lonzi, Marta Lonzi e Anna Jaquinta (Rivolta Femminile, 1977), Carla Lonzi precisa cosa sia stato il pungolo all’origine del gruppo femminista di cui faceva parte: «allontanare tutte le suggestioni culturali, soprattutto quelle più insospettabili». Un passaggio ineludibile, perché chiarisce quanto quella laboriosa «tabula rasa» che alla fine degli anni Sessanta Lonzi allestisce e poi in seguito intraprende come elemento del suo metodo incarnato non sarebbe stata possibile senza la relazione con Rivolta Femminile, senza le relazioni con altre donne. In quegli anni Settanta della scoperta del femminismo, erano in molte: da Carla Accardi ed Elvira Banotti alla stessa Chinese e Laura Lepetit insieme alla sorella di Carla Lonzi, Marta.
GENERAZIONI DI DONNE, da un capo all’altro del mondo, studiose, attiviste, artiste e teoriche vengono ancora oggi interrogate da Carla Lonzi, là dove molto già abbiamo potuto scambiare del suo pensiero a cominciare proprio dalle edizioni originali di Rivolta Femminile, grazie alla Libreria delle Donne di Milano che, prima dei progetti editoriali di riedizione da parte di et. al cominciati nel 2010 e quelli più recenti della Tartaruga, le ha rese disponibili alla distribuzione e alla vendita. Del resto, già Maria Luisa Boccia nel suo L’io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi (La Tartaruga 1990) segnava un percorso inaggirabile interno alla storia del femminismo italiano, prova ne sono anche adesso numerosi lavori che intorno al profilo della teorica e femminista fiorentina (1931-1982) si sperimentano e diffondono.
I risultati sono ottimi e insieme a ormai ampi apparati bio-bibliografici abbiamo anche occasione di leggere saggi le cui autrici hanno avuto accesso alle preziose carte del Fondo Lonzi (avviato nel 2018 presso la Gnam di Roma e ora depositato alla Fondazione Lelio e Lisli Basso, consultabile da chi ne fa richiesta). Ne sono prova tre volumi: il primo è Carla Lonzi, di Annarosa Buttarelli (Feltrinelli, pp. 105, euro 16) che, nell’ambito della collana «Eredi», mostra quanto sia cruciale osservare la parabola lonziana in una più ampia genealogia critica e appassionata di riferimento, ancora oggi trasformativa e rivoluzionaria. Il secondo volume è di Linda Bertelli e Marta Equi Pierazzini e si intitola Il corpo delle pagine. Scrittura e vita in Carla Lonzi (Moretti&Vitali, pp. 238, euro 18), un saggio di due ricercatrici che, come Buttarelli, si misurano da anni con i testi di Lonzi individuandone, in questo caso, un ordito articolato di spunti politici e esperienziali. Il terzo è di Silvia Cucchi, Storia di un’ambivalenza. Sul diario di Carla Lonzi (Ets, pp. 208, euro 20) in uscita in questi giorni ed è l’esito approfondito, anche questo con anni di ricerche alle spalle, su quella straordinaria impresa che è stata (e ancora non ha eguali): Taci, anzi parla. Diario di una femminista.
«SCRIVERE, esprimermi per me, significava raccogliere tutti i brandelli che lasciavo qua e là e ricollegarli l’uno con l’altro, ritrovare un’articolazione di momenti, una specie di completezza». Il 3 ottobre del 1972, Carla Lonzi affida a una pagina del suo diario uno dei numerosi ragionamenti sullo scrivere che è stato anche l’avvio di un seminario a Livorno su progetto di Laura Fortini e organizzato dalla Società italiana delle Letterate insieme all’associazione Evelina De Magistris nel febbraio del 2017 dedicato proprio a Lonzi scrittrice, «Non può essere perduta questa parola». Il rilievo è a quelli che vengono ora chiamati numerosi registri, soprattutto nel diario, e che segnano (poesie, lettere, frammenti, sogni, cronache) il modo intransigente e libero di fendere sé stessa fino a essere ancora viva e presente nel mondo. Cominciato nel 1972 e concluso nel 1977, Taci, anzi parla è uno degli oggetti più affascinanti, disturbanti e ancora aperti, del femminismo italiano e non a caso è al centro dei volumi dedicati all’autrice.
Come tutti i documenti ad alta densità, esperienziale e politica, è fucina di emersioni a tratti capaci di interrogare anche il presente, nonostante gli anni trascorsi, percorrendone nuove intersezioni, perimetrandone di ulteriori. Pensiamo solamente alla restituzione di cosa significhi oggi un’autocoscienza separatista, le sue conseguenze, o cosa indichi il fare ordine su una radicalità sovversiva che è stata, per Lonzi, la scommessa di una intera vita: la sua. Dalla differenza sessuale alla malattia, dalle relazioni con gli uomini a quelle con le sue compagne, tra cui non si può dimenticare di nominare Sara, ovvero la Tuuli Tarina che firma Una ragazza timida, del 1973, fino alla coscienza politica di non poter più tornare indietro da quel «fuori luogo» che aveva scelto di abitare.
PUBBLICATO per la prima volta per gli scritti di Rivolta Femminile nel 1978, la circolazione di Taci, anzi parla ritorna nel 2010, in due volumi, grazie al progetto di ripubblicazione voluto dalle edizioni et. al (che dal 2010 al 2012 ha dato alle stampe cinque volumi, insieme al già citato diario: Sputiamo su Hegel e altri scritti, con una postfazione di Maria Luisa Boccia; Autoritratto con la prefazione di Laura Iamurri; Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra e il postumo Scritti sull’arte, a cura di Lara Conte, Iamurri e Vanessa Martini). Ora Taci, anzi parla (di cui ha scritto su Alias D Michelina Borsarsi il 23/03/2025) è ancora una volta disponibile per La Tartaruga che da qualche anno, grazie a Claudia Durastanti, ha puntato sulla riedizione degli scritti di Lonzi a cura di Annarosa Buttarelli: Sputiamo su Hegel esce nel 2023, Autoritratto un anno dopo e, pochi mesi fa, il diario.
La redazione consiglia:
LA DOMANDA che giace al fondo dei volumi recenti dedicati a Lonzi, come di quelli usciti in questi anni (tra tutti citiamo l’eccellente di Giovanna Zapperi, Carla Lonzi. Un’arte della vita per DeriveApprodi nel 2017) sembra essere la stessa, basterebbe forse guardare la foto che la ritrae da bambina e che Bertelli ed Equi Pierazzini inseriscono nel loro magnifico volume: una giovanissima Carla appare frontale e gli occhi sono gli stessi, inquieti eppure fermi, di chi ancora non sa che morirà di cancro a 51 anni e che pure porta già con sé tutta la profondità spiazzante di un desiderio. È un innamoramento che leggiamo nel futuro al di là, un pegno d’amore come quello assicurato alla non sindacabile inclinazione delle «sue» mistiche fin dagli anni del collegio. Ed è una festa del cuore che le arriva dopo aver compreso quanto la critica d’arte non facesse per lei e di quanto il concetto di inferiorizzazione avesse oppresso le donne per millenni. Gli occhi non possono che essere già spalancati, in quel viso minuto che possiede il nocciolo di ciò che diventerà. E di tutta la fatica di una primogenita. Non solo nella sua famiglia di origine ma nel suo gruppo di autocoscienza.
Tra i primi fondati alla fine degli anni Sessanta insieme a Demau e Anabasi, Rivolta Femminile e l’esperienza di chi ne ha fatto parte è ben raccontata, a più riprese, senza inutili romanticismi. E senza indugiare troppo, sia pure dentro una esperienza che sì è ancora condivisibile. I volumi recenti dedicati a Carla Lonzi la rappresentano bene, in mezzo ai corpi e alle storie che dispiegano quanto ancora irreparabile sia la rammemorazione, la vita stessa, questa tela nel suo movimento del «fare e disfare», come lo chiamerebbe Manuela Fraire. La forza incrollabile e sofferta per la verità di una parola che non può che essere in presenza, storicamente e materialmente non consumabile. Non è eterna eppure non può essere perduta, soprattutto in tempi infelici e di morte come questo che stiamo attraversando.
*
SCHEDA. Martedì primo luglio se ne discuterà a Roma per «Aniene Festival»
Martedì alle 19.30, al Parco Nomentano a Roma, nell’ambito di «Aniene Festival» (che prosegue i suoi incontri fino al 29 di agosto) si parlerà di Carla Lonzi con Annarosa Buttarelli, Claudia Durastanti e Alessandra Pigliaru. Tutti i martedì un libro e uno spettacolo, letteratura, idee e teatro, con momenti speciali, tra reading, cantate, serate in cui si mettono dischi, per rimanere con il suono delle parole e il colore della scena in testa. Golden Record e Scena Madre sono due piccole rassegne, una culturale e l’altra teatrale curate da Christian Raimo e Giorgia Vaccari, rispettivamente in prima e seconda serata, nate con l’intento di animare i martedì con passione e invenzione. Martedì 8 luglio (l’orario è sempre le 19.30) saranno di scena Vanessa Roghi e Barbara Leda Kenny per parlare di pratiche femministe. Il 15 Nadia Terranova in dialogo con Alice Sagrati e Franco Cimei. Il 22 sarà la volta di Sara De Simone, Igiaba Scego e Caterina Venturini. Mentre il 29 ascolteremo Valerio Renzi, Leoanrdo Bianchi e Marica Fantauzzi. Il programma intero è qui: www.anienefestival.it
https://ilmanifesto.it/carla-lonzi-quella-parola-inconsumabile
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