Ereditare il femminismo

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... anche di quello che non sappiamo per averlo vissuto ma non pensato... 


 
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Ereditare il femminismo
 

L'idea di un ciclo di lezioni dedicate al femminismo, nel contesto di un insegnamento della filosofia rivolto a studenti di un corso di Laurea in scienze dell'educazione, viene da alcune studenti che hanno manifestato il desiderio di conoscere il femminismo. Questa richiesta è un segno della maniera attiva e intelligente con cui molte studentesse partecipano alla loro formazione, nei limiti consentiti dall'istituzione (regolamenti, abitudini, persone). Ma segnala anche due problemi. Uno riguarda il contrasto fra l'istituzione universitaria dominata, nella cultura trasmessa come nella presenza umana docente, dal sesso maschile da una parte, e dall'altra lo stato dei rapporti fra i sessi nell'esperienza giovanile, che non conferma quella dominanza (l'uccisione della studentessa Marta Russo è, in questo senso, un simbolo tragico e paradossale). L'altro problema riguarda la memoria storica: nei rapporti fra i sessi sono capitate cose di cui niente e nessuno rende adeguatamente conto alle persone giovani.

Ma come si fa? La mia idea è di tradurre qualcosa che è già accaduta (a me come a voi, ma anche, in tutt'altra maniera, a loro) in qualcosa che non è ancora accaduta (a loro, ma in un certo senso neanche a noi). Per farla accadere di nuovo: il contrario di una ripetizione. Si tratta, cioè, di fare un'esposizione (di quello che sappiamo per averlo vissuto e pensato, ma anche di quello che non sappiamo per averlo vissuto, ma non pensato) nella forma di una messa a disposizione del futuro.

Ho chiesto a noi donne, che ringrazio tanto, di pubblicare anticipatamente i miei progetti di lezione (l'insegnamento si terrà nella primavera avanzata del 2000  perché mi sento schiacciata dalla responsabilità di quello che andrò a dire, e cerco di condividerla con le lettrici e i lettori del giornale.

Per cominciare vorrei parlare dell'intelligenza dell'amore che, da un certo tempo in qua, tiene inchiodata la mia mente, per cui intorno ad essa  sono andati radunandosi molti contributi del pensiero femminista, dall'epistemologia (il rapporto di conoscenza che diventa relazione empatica, senza più la separazione fra soggetto e oggetto) alla politica (basata sulla relazione e sulla necessaria precedenza dell'altro, invece che sulla difesa dei diritti individuali) passando per la teologia ed il grande tema cristiano anzi, paolino, rilanciato dalle beghine all'alba della civiltà moderna) dell'amore che supera la legge, abrogandolo.

Poi vorrei proporre alle/agli studenti quel motto che a me pare la quintessenza della pratica e della teoria del femminismo (in Italia, almeno) che è il partire da sé.
C'è un libro di Diotima su questo tema, il penultimo ( se teniamo conto di quello che sta uscendo, sempre da Liguori: Il profumo della maestra) (già uscito, dr). Ma il libro non esaurisce il tema, perché il tema non si lascia esaurire da un libro, bisogna infatti praticarlo.

Resta nondimeno importante tradurlo nella sua scommessa teorica, che riguarda le forme della soggettività moderna, come ha mostrato la critica femminista della cultura moderna (letteraria, scientifica, storica, politica) in quanto cultura centrata su un soggetto fintamente neutro universale, in realtà sessuato maschile e deciso a non partire da sé. Cioè a non  distaccarsi da sé. Una lezione a parte penso di dedicare al tema del canone e della tradizione.

"Canone" sarebbe il criterio normativo che si adotta nell'azione o nella conoscenza, ed è anche l'elenco di autori e opere considerati come esemplari in una certa cultura: la questione, relativamente secondaria, non è più tale quando si tratta di cultura accademica, di tradizione religiosa e di tradizione in genere. A questo tema, inoltre, si riconduce quello dell'autorità e dell'autorìa (o autorialità: il rapporto fra il testo e chi viene considerato/a autore/autrice di esso), che ha implicazioni importanti per la scrittura politica delle donne. Sicuramente farò una lezione sulla relazione materna, in primo luogo per rendere conto di quello che il femminismo, da Adrienne Rich in avanti, ha saputo dire in proposito; in secondo luogo, per innestarvi alcune questioni della nostra società che cambia (come la crescente intromissione dello Stato nella relazione materna in nome dei diritti del minore; come l'impressionante calo della natalità in Italia).

Viene infine, in questo pensamento anticipato che vi propongo grazie all'ospitalità di noi donne, una lezione sulla politica della libertà, che è il senso primo della politica e che io svolgerò come politica del senso libero della differenza sessuale, cioè come politica del simbolico, e come risposta che viene dalla politica delle donne alla crisi, agonica ma non sterile, di tutto un secolo.
 

Luisa Muraro

"Noi Donne"  
Novembre 1999 - Anno 54