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Teoria e pratica dell'Autocoscienza

 

Come la teoria e la pratica dei gruppi di autocoscienza 
ha cambiato le relazioni tra i sessi

LUISA MURARO
Su "L'Unità" - 9 febbraio 2000


 


Possiamo dire che il femminismo è rivoluzionario? Rivoluzione è una parola vecchia e problematica, ma Hannah Arendt ci invita a non escluderla dal nostro linguaggio politico. E noi così faremo. Siamo d'accordo, ormai è un luogo comune, che le donne hanno fatto la rivoluzione del secolo.., le donne, che non vuol dire le femministe. Il radicale cambiamento dei rapporti tra i sessi e del posto delle donne nella comune visione del mondo, ha potuto realizzarsi per un insieme di ragioni e di circostanze che non si identifica pari pari con il femminismo. Ma (contro chi vorrebbe chiudere così il discorso) bisogna aggiungere che è stato grazie al femminismo che le donne sono diventate protagoniste consapevoli dei cambiamenti che le riguardavano.

Non è poco, ma non si vede ancora la rivoluzione. La vediamo nel momento in cui, tra i fattori del cambiamento, riconosciamo che quello decisivo è costituito da ciò che le donne pensano di sè. Lo ha sottolineato giustamente l'ex ministro francese Francoise Giroud chiamato a commentare, come tanti, la fine dell'anno '99, o del secolo o del millennio, non importa: il grande cambiamento, ha detto, è nell'idea che le donne hanno di sè. Le donne, oggi, si pensano da se' e non più' seconde, complementari o conformi agli uomini. E gli uomini, forse, cominciano a vederle come esse si pensano. Tra la coscienza modificata (dai cambiamenti in corso) e la coscienza modificatrice (attraverso la valutazione e le scelte) si e' formato così' un potente circolo virtuoso che continua ad alimentare il protagonismo femminile, nonostante le mille contrarietà' che incontriamo, in ogni parte del mondo ed in ogni aspetto della vita personale ed associata. Il primo «libro» che dovremmo imparare a leggere, se vogliamo conoscere il femminismo, e' il dinamismo osservabile nei rapporti donne con donne e donne con uomini.

Il femminismo ha contribuito in maniera determinante al formarsi di questo circolo virtuoso. Vi ha contribuito con l'invenzione di una pratica politica che in Italia si chiama autocoscienza e altrove risveglio o presa di coscienza. Si tratta di una presa di coscienza e di parola, insieme, attraverso lo scambio informale di esperienze e pensieri con altre donne.
Molto di più non saprei dirne ma l'essenziale non è detto. Perché le pratiche si commentano praticamente, non a parole.

Fu con questa pratica che le donne - alcune, ma bastò per cominciare  - uscirono dall'alienazione tipicamente femminile di pensarsi già pensate e di desiderare il desiderio altrui, alienazione che possiamo chiamare altruismo coatto, senza dimenticare che nel patriarcato si trattava di una grande e molto sfruttata virtù femminile.

Ma questo risultato è solo metà della storia. Fin qui quel grande libro di cui abbiamo festeggiato i cinquant'anni, «Il secondo sesso» di Simone de Beauvoir (Il Saggiatore, Milano 1999). Fin qui, in altre parole, arriva la prospettiva del dire "io" (sono, voglio, penso questo o quello). Bene, ma a una donna questo può non bastare e a molte interessa poco. La pratica dell'autocoscienza aveva, all'inizio, una prospettiva ben diversa. Con il femminismo, infatti,- non siamo passate ad essere, anche noi, il soggetto capace dimettere l'altro nella oggettività, ma abbiamo eliminato il paradigma stesso di soggetto/oggetto, chiamando l'altro ad essere il termine di una relazione di scambio. Il libro che Evelyn Fox Keller ha dedicato alla biologa premio Nobel Barbara McClintock, «In sintonia con l'organismo» (Milano 1987) si ispira a questa nuova epistemologia nella quale vediamo all'opera quella che si può chiamare empatia o con un nome più antico e grande, intelligenza dell'amore.

Ho presentato la pratica dell'auto-coscienza come il fulcro della rivoluzione femminista. Ho fatto una semplificazione, tant'è che, parlandone, ho insinuato elementi emersi in un secondo tempo, uno specialmente: il desiderio- Il desiderio femminile non è mai completamente disponibile a essere messo in parole, neanche quelle scambiabili fra donne.

Ma proprio questo ne ha fatto l'ostacolo definitivo all'addomesticamento delle donne tentato in tutti i modi dalla civiltà' patriarcale. «La politica del desiderio» è il titolo di un libro (Pratiche; Parma 1995) ed è il nome che la sua autrice, Lia Cigarini, o le sue autrici, se consideriamo l'ampia introduzione di Ida Dominijanni, danno alla politica delle donne.

Il desiderio femminile e' nel suo fondo senza oggetto e questo fa sì che non abbia fondo. Tuttavia il femminismo è riuscito, sia pure a stento e sempre molto in bilico, a farne la materia prima delle sue pratiche e delle sue teorie. Non si capisce la presa che ha avuto il femminismo, se non si considera la sua rispondenza con qualcosa che c'era già nella storia e nel linguaggio delle donne, e che propongo di chiamare la precedenza di altro.

Anche la questione dell'aborto che tanta parte ha avuto nell'espansione del femminismo, va formulata in questi termini. Quando una donna si scopre incinta, si apre per lei una contrattazione con l'altro (che non è il feto-persona di certe recenti dottrine maschili, ma il cambiamento del mondo intero, lei in primo luogo), ed è al termine di questa contrattazione che lei sa di essere o di non essere una madre in attesa di un figlio. C'è sempre stato un grande rispetto femminile per questa contrattazione.

Precedenza di altro è una formula che mi ha suggerito Elena Pulcini quando scrive, dei filosofi moderni, che manca loro l'idea che «l'altro debba essere considerato come presupposto e fondamento dell'identità e dell'esperienza vitale proprie di ciascuno» («Cahiers du Grif 2», Parigi 1996). Questa idea le donne ce l'hanno comunemente, con o senza libertà.

La rivoluzione femminista ne ha fatto un'idea con libertà.

C'è un ulteriore sviluppo della rivoluzione femminista, di cui parlerò nella lezione che vorrei dedicare all'intelligenza dell'amore. Venendo meno il dispositivo oggettivante dell'altro e diventando l'altro il termine di una relazione libera o relativamente libera, può prender fine una specie di perversione sempre latente nella nostra civiltà (la trovate già' scritta in un testo come il «Simposio» di Platone), quella per cui l'intelligenza dell'amore si rovescia nell'amore dell'intelligenza e la ricchezza del desiderio diventa desiderio di ricchezza. Le donne sono state messe in grande difficoltà da questa perversione del desiderio che, non sopportando la sua congenita insostenibilità, si fabbrica oggetti a non finire da possedere, fra i quali le donne stesse. Ma non è finita, perché oggi che non siamo più oggetti, quella perversione persiste e minaccia i nostri amori e i nostri desideri. Sto dicendo che la rivoluzione femminista è destinata a fallire? No, che è appena iniziata.

LUISA MURARO
Su "L'Unità" - 9 febbraio 2000


 


... anche di quello che non sappiamo per averlo vissuto ma non pensato... 

 

Anno: 
2000

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