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La verità delle donne

 

La verità delle donne


 

Luisa Muraro
su "Noi Donne" - Dicembre 1999 - anno 54

     

 Femminismo è una delle molte parole in -ismo che, dal linguaggio colto, si sono introdotte nel linguaggio corrente nel corso di questi ultimi secoli. Un'altra che mi viene in mente, non a caso, è comunismo.

      Quando cominciai a studiare la storia della filosofia, il professore ci insegnò che comunismo significava, in origine, mettere le donne in comune. Ricordo che ne fui disturbata; non mi risultava che le donne fossero una proprietà, privata o comune, e non concepivo che potessero esserlo mai state. Quando poi mi capitò d'incontrare la nota teoria antropologica dello scambio delle donne, ho risentito quel dis-turbamento, simile a quello che possono dare certe vanterie sessuali di uomini (delle quali Kate Millet ha fatto una magistrale analisi letteraria e politica insieme in La politica del sesso, Rizzoli 1971). 

       Siamo così già dentro ad una questione cruciale del femminismo, che è il laceramento simbolico in cui una donna si trova fra l'essere soggetto e l'essere oggetto del discorso, senza rimedio. Esiste infatti una elementare forma del sapere (un'epistemologia, possiamo chiamarla) che tende a tradurre ogni possibile relazione nella relazione fra un soggetto ed un oggetto, ed è nemica di quella che chiamerò la verità delle donne, un'espressione che riconosco enigmatica ma che nel seguito andrà chiarendosi. Quella epistemologia infatti promuove la verità sulle donne, la quale tende ad espellere dalle forme accettabili del discorso una verità dicibile da donne, verità quest'ultima che è uscita dal mutismo e dai sintomi con il femminismo sorgivo, quello della presa di coscienza e parola da parte della singola in rapporto di scambio con altre. Io sostengo dunque che esiste, alla base stessa dei nostri discorsi e dei nostri saperi, una polemica tra la verità neutra sulle donne e la verità che diventa dicibile da donne. 
      
      Questa polemica è antichissima, è cominciata infatti con la formazione dell'epistemologia dell'oggettività, il cui rapporto con il dominio patriarcale conosciamo grazie agli studi di Luce Irigaray di Evelyn Fox Keller e di altre. Quello che ci manca, piuttosto, è la consapevolezza di quanto quella epistemologia sia entrata nei discorsi delle femministe.

     Dentro al femminismo si formulano, sulle donne, verità in cui le interessate non sono riconoscibili a se stesse. Lo ha dimostrato una storica del lavoro femminile, Cristina Borderias, demolendo una serie di tesi, alcune delle quali femministe, e come? Ascoltando le donne che lavorano e ripensando la teoria del lavoro tenendo conto delle loro parole (Entre lineas. rabajo e identidad femenina, Icaria, Barcelona 1993). Non si tratta di una polemica fra teorie rivali, ma, come dice l'autrice, di un vero salto di paradigma, reso possibile, aggiungo io, dalla scelta di lasciare che la verità si dica per bocca di chi la vive e con le sue parole, salve le necessarie mediazioni. La terminologia "gender" che ha preso piede negli Usa e fuori, a me pare che lavori per l'epistemologia della verità oggettiva e quindi, a parte le buone intenzioni della sua teoriche e sostenitrici, contro la dicibilità del vero da parte delle donne. 

      Quello che ci manca, inoltre, è il senso dell'ampiezza dello scontro. Troppe cose mettiamo sul conto dei conflitti tra donne. Il femminismo è un terreno di lotte che riguardano anche gli uomini in cose essenziali come il regime simbolico della verità. La storia dei rapporti fra i sessi, che oggi conosciamo un po' meglio grazie agli studi femministi, ha mostrato che, sul vero dicibile da donne, c'è sempre stata un'ipoteca pesante. Se una donna possa di suo riconoscere il vero e dirlo, è una questione che si è sempre posta nelle culture patriarcali, in una maniera o nell'altra. Non tutte le risposte sono state negative, ma la questione in sè è rivelatrice di una costante preoccupazione maschile per quello che le donne possono dire. «Una donna non può essere filosofa», ha dichiarato ex cathedra un collega di cui ho dimenticato il nome. Ora non più, potreste obiettarmi. E' vero, ora non più, ma solo grazie al femminismo sorgivo della presa di coscienza e di parola a partire da sé in relazione con altre. E in conflitto con molta parte della cultura, fra cui una parte del femminismo stesso. Altrimenti prevalgono i dispositivi simbolici che disarticolano la verità dicibile in oggettiva/soggettiva. 

     C'e' un altro libro sul quale vorrei fermarmi per il molto che svela dei dispositivi del sapere scientifico, Uomini e padri. L'oscura questione maschile di Giuditta Lo Russo (Borla, Roma 1995), che alle sue conclusioni arriva, a partire da un'intuizione che si affaccia nel vivo dell'esperienza personale, decostruendo alcune notissime teorie e facendole poi lavorare secondo un ordine più semplice e sensato, come disfare una maglia malfatta, ma di lana buona, e rifarla. La storia della pubblicazione del libro, per parte sua, è rivelatrice del disagio che si crea nel mondo della cultura colta (parliamo di Laterza) quando una donna si mette a dire quello che sa non per averlo imparato all'università ma a causa che è una donna. Perché gli uomini, fatte le debite eccezioni, hanno paura della verità delle donne? Risponderò terra terra, stando vicina alla lettera e al corpo (ma sappiamo che il linguaggio letterale si presta all'operazione allegorica, e quello del corpo al passaggio in altro): Le donne sono in posizione per sapere qualcosa che gli uomini non riescono ad articolare in parole sensate. Riguarda il sesso maschile con tutta la sua gamma dei significati che ha questa parola (e che si perde con il "genderismo"). Le donne sanno la sua pochezza, la sua inermia, la sua intermittenza. Del suo sesso l'uomo ha fatto un dio, ma le donne non ci credono. 

    Tutto qui. Il mio intento iniziale era di parlarvi dell'intelligenza dell'amore. «Ti sei persa per strada?». Sì, ma meno di quel che sembra, perché la verità delle donne si ispira, non alla volontà di castrare gli uomini, come loro temono troppo spesso, ma proprio all'intelligenza dell'amore. Spero di dimostrarlo la prossima volta. 
 

Luisa Muraro
 "Noi Donne" - Dicembre 1999 - anno 54

 

Anno: 
Dicembre 1999

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