liberAzioni
Publicato sul sito (https://www.liberazioni.it)

Home > Oltre il diritto - Sulle politiche sull'immigrazione

Oltre il diritto - Sulle politiche sull'immigrazione

Oltre il diritto

Nella giusta polemica contro le politiche sull'immigrazione, "il manifesto" si appella ad argomenti razionali ma deboli. Perché prescindono dalle difficoltà delle popolazioni locali

Come affrontare efficacemente la crescente impraticabilità della convivenza civile? Dubbi, e proposte, sulla strada da seguire

di LUISA MURARO  
31/10/1995

In: In Archivio del manifesto


SONO D'ACCORDO con il manifesto quando dà voce e volto alle donne e agli uomini dell'immigrazione; quando lotta con i fantasmi e le paure che ostacolano la comunicazione con queste donne e uomini; quando critica la più recente politica del Pds sull'immigrazione, che si crede realista mentre rischia solo di aggravare i problemi. Il Pds, infatti, si è messo a patteggiare con la popolazione locale come se questa fosse un partito o un soggetto politico o qualcosa del genere, passando sopra la contraddizione della popolazione locale. Che è la crescente impraticabilità della nostra tradizione di convivenza civile, a cominciare dal senso dell'ospitalità e dalla compassione per i meno fortunati.

Le donne più degli uomini, i bambini più degli adulti, le persone di cultura popolare più delle altre, mi capiscono quando dico che rifiutare un po' d'aiuto alle persone bisognose (come ieri non si faceva mai e che oggi si fa, inevitabilmente, cento volte al giorno) fa male, indurisce il cuore e provoca brutti sensi di colpa. Il problema è che la buona volontà può fare qualcosa, ma poco, e idem i servizi sociali. Quello che manca, è la possibilità di un comportamento civile che ci faccia sentire a posto, dentro di noi e nel nostro quartiere. Da lì viene l'idea di chiudere le frontiere così da estromettere i problemi di una povertà e di un disordine globale che siamo impotenti a rimediare, idea perfettamente irrazionale che gli argomenti razionali non possono sconfiggere.

Argomenti deboli

Perciò finisce, paradossalmente, che non mi trovo d'accordo soprattutto col manifesto, a causa dei vostri argomenti troppo razionali, di fatto deboli e astratti. Appellarsi allo stato di diritto e all'uguaglianza dei diritti è debole e astratto. Questi sono gli argomenti di una società colta a egemonia maschile, e noi non viviamo più in una società egemonizzata dalla sua parte colta e maschile.

Dicono, dite, che la società si è spostata a destra. Può darsi, ma potrebbe essere invece che la sinistra si sia spostata fuori dalla società. Sull'Unità hanno intervistato un italianista statunitense; l'intervistatore (Bosetti) insisteva sull'alternanza: noi italiani ce la faremo, ci arriveremo? E l'altro, alla fine, gli ha dato la risposta: se vogliamo capire l'Italia oggi, interroghiamo piuttosto l'andamento della natalità. L'Italia è cambiata soprattutto perché è cambiato il rapporto fra i sessi, in una maniera così spettacolare e drastica che si è parlato di rivoluzione (femminile, dicono, ma a me pare che siano cambiati anche gli uomini, esclusi certi settori). Possiamo credere che non sia cambiato anche il modo di sentire, di ragionare e di comportarsi politicamente? Impossibile. Un segno di questo rivoluzionamento io lo vedo nel fatto che la popolazione locale, confrontata con i problemi di accoglienza e di convivenza, non accetti risposte pensate e decise altrove, a prescindere dai titoli democratici di questo altrove e dalla bontà di quelle risposte.

Nel rifiuto di farsi governare dalle scelte di civiltà fatte da una minoranza colta, progressista e maschile c'è un segnale, chiaro, di disagio e di incipiente disgregazione, di cui approfitta la destra più irresponsabile. Ma c'è, insieme, anche e non meno chiaro, il segnale di una mutazione di civiltà. Che alcune di noi hanno chiamato fine del patriarcato (è il titolo dell'ultimo numero di Via Dogana). Ma possiamo pure chiamarla fine della civiltà platonico-cristiano-occidentale-moderna, con le sue idee del Bene, del Diritto, della Legge, dello Stato, della Democrazia e del Progresso.

Faccio un salto in una tematica apparentemente distante, l'aborto. L'aborto è stato praticato ma non è mai stato difeso dalle donne che lo hanno praticato. Il "diritto di abortire" è una formula tipicamente maschile, come lo è la sua legalizzazione, con relativa obiezione di coscienza. Come pratica medica, a me risulta che l'aborto sia difficile. Non ci sono, che io sappia, medici abortisti, se non nella mente dei fanatici antiabortisti. Ci sono medici che si prestano a questa pratica femminile che le donne non difendono né condannano. Perché fatale? No. Perché necessaria? Sì e no. Il pensiero di una donna a questo riguardo è fuori dalla mentalità platonico-cristiano-occidentale-moderna con i suoi bene/male, diritto/torto, pro-contro... Ma non è fuori da ogni pensiero. Il pensiero femminile sull'aborto si riassume nel rifiutare di giudicare la donna che abortisce. Ma questo è solo il risvolto silenzioso di un altro pensiero, che suona forte e preciso, e cioè che il difensore onesto della vita non nata, la difende insieme e mai contro la donna chiamata a diventare madre.

Il salto che chiedo è di riconoscere, in questa inoppugnabile affermazione, un principio di realtà capace di orientarci oltre il mondo patriarcale in disfacimento. Applicato al nostro caso, quel principio dice semplicemente questo: non si fa gli interessi degli immigrati poveri andando contro la popolazione locale. La difficoltà del salto sta nel fatto che il principio di realtà si presenta a noi, nei fatti, intricato con un inizio di disgregazione. Non è facile districare l'uno dall'altro. La prima cosa da fare, per riuscirci, è distogliere l'attenzione dalla bontà delle proprie scelte, per rivolgerla alla popolazione locale. Non rifacciamo, cioè, l'errore di quegli onesti difensori della vita (i disonesti e i fanatici, in Italia, per fortuna, non hanno preso piede) che ragionano, separatamente, sul feto e sulla donna che lo ha concepito, per poi tentare di farli andare d'accordo. A guardarci bene, non è questo un pensiero abortista? Si doveva infatti partire dalla loro relazione, tale essendo il punto di partenza della vita in questione.

Questioni inseparabili

Ma questo non è il nostro caso, mi si obietterà. Certo che no, ma è un caso simile e non è difficile vedere che il principio di un ragionare sensato è lo stesso: non possiamo ragionare separando quello che nei fatti è inseparabile, per cui non possiamo né ragionare né decidere al posto della popolazione destinata a convivere con gli immigrati poveri. Si deve quindi partire, in maniera vincolate, dalle prospettive di questa convivenza, sulle quali la decisione ultima non può che venire dalla popolazione locale. Ammesso che venga, si intende; assolutizzare la popolazione locale è democraticismo della peggio specie, quello che apre le porte del fascismo, per intenderci. Ma intendiamoci che queste porte le apre anche, per reazione, il democraticismo dei diritti rivendicati a prescindere dalla popolazione locale. A questa stregua, mi direte, è finita, sarà il trionfo dell'egoismo, l'Italia diventerà una fortezza chiusa a donne e uomini dell'immigrazione, cosa che, essendo impossibile da realizzare alla lettera, si tradurrà in una chiusura mentale e nel tentativo pratico di scaricare ogni forma di povertà, anche nostrana, distante da sé, fuori dal proprio quartiere, con l'aiuto della polizia. E la convivenza sociale sarà a misura dei fantasmi dominanti, eccetera. Non è escluso che finisca proprio così, Usa docent. Ma allora finirà così comunque: gli Usa ci insegnano infatti che il primato dei diritti e dell'uguaglianza non ha il potere di fermare il trionfo dei fantasmi più brutti.

Tanto vale tentare altre strade. Non è però così rassegnato il mio ragionamento né il mio sentimento, che sono indirizzati entrambi, nella maniera più realistica, al trionfo dei più alti traguardi di civiltà. I quali dipendono, io dico, di fatto e di diritto, dalla disponibilità della popolazione locale verso gli immigrati, la quale disponibilità dipende anche dalla mia e vostra disponibilità all'ascolto e alla capacità che abbiamo di suscitare le risorse comuni di civiltà, oltre che dalla consapevolezza di una sfida che ci oltrepassa tutte e tutti. Dicendo queste cose, non ho inteso imporvi una mia pensata, ma mostrarvi quello che avviene quando le cose vanno per il senso migliore. Di mio, ho portato un paio d'idee e alcune parole che aiutano a fare luce su quello che avviene quando le cose vanno per il verso giusto; sono certa che molte e molti, impegnati in questo problema, potranno confermarlo.

https://ilmanifesto.it/archivio/1995017053

liberAzioni - interfaccia di memoria condivisa su femminismo e donne in azione


URL di riferimento: https://www.liberazioni.it/oltre-il-diritto-sulle-politiche-sullimmigrazione